EDUCATORI: mettiamo a fuoco la nostra immagine

Innanzitutto una distinzione, forse scontata, ma fondamentale:

  • l’educatore non è semplicemente un animatore.

Animatore = chi anima (cioè sostiene, dà vita, guida) il gruppo con giochi e bans nei momenti di svago…; con preghiere e riflessioni in momenti più significativi di formazione…

  • Educatore = fa tutto questo (v.sopra) ma perché aiuta i ragazzi a crescere, li conduce (cfr: e-ducat) verso una meta ben precisa, a intravedere il senso della vita.

In sintesi: l’educatore = un animatore “completo”: in tutto quello che fa per i ragazzi e che vive con  i ragazzi aiuta  a servire, amare, dialogare, rispettare, …, cioè a crescere!

E = EUCARESTIA (GV. 6,53-57)

Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Celebrare la Cena del Signore vuol dire imparare a servire e ad impegnare la propria esistenza perché lo spirito di dono e di servizio cresca.

Come il pane e il vino con le parole di Cristo sono il corpo ed il sangue santissimi di Gesù, trasformando la materia e rendendola: “LA PRESENZA”, così la vita di noi cristiani, alimentata a questa fonte di eternità, ci rende capaci di trasformare la storia, di avvicinarla a Dio. Come l’Eucaristia non è il prodotto dell’uomo, ma grazia dall’alto che chiede a noi l’imitazione, la testimonianza, l’incontro; ugualmente noi non siamo “dal” mondo, ma siamo nel mondo ed in esso dobbiamo incontrare Cristo, seguirlo e testimoniarlo.

Partecipare all’Eucarestia vuol dire proprio cibarsi di Cristo sotto forma di preghiera, Parola e soprattutto del suo corpo e del suo Sangue: ogni domenica sull’altare si ripete il mistero pasquale, quel pane e quel vino che il sacerdote con la preghiera di benedizione si trasformano corpo e sangue del nostro Signore, diventano “cibo di vita eterna”. Un educatore cristiano non può non cibarsi di Cristo, non può evitare l’Eucarestia, non perché un prete, una suora o un altro animatore glielo dicono ma perché qualcuno di molto più autorevole nella nostra vita ce l’ha detto: Gesù morto e risorto per noi.

D = DIO (Mt 6, 24)

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.

L’educatore “Cristiano” (= io e il nostro Dio, nella sua Chiesa)

  • Chi si presta come educatore deve avere “risolto” il problema della fede, almeno come inizio della sua ricerca religiosa. Si propone per i ragazzi come un educatore-cristiano, e cioè come colui/colei che vive le sue scelte, si interroga sul senso della vita, …, alla luce della proposta salvifica di Gesù Cristo.
  • La parrocchia è il riferimento ordinario per la sua vita spirituale (ascolto della Parola di Dio, sacramenti dell’Eucarisita e della Riconciliazione, preghiera, eventuale testimonianza-servizio come catechista, animatore di gruppi giovanili, …). Quindi non è un “libero battitore”! anche se è normale avere una propria spiritualità cristiana, secondo le proprie sensibilità, …
  • Non ha paura di dire la propria fede, e di invitare i ragazzi a fare altrettanto = a fidarsi di Gesù Cristo e della Chiesa.
  • Sa che educare significa fare proposte forti per una esistenza alla grande = sa che la proposta più grande da fare è sempre quella di Dio e della sua Parola!

Una condizione indispensabile per essere animatori è essere cristiani e testimoniare l’amore di Cristo: è questo ciò che ci distingue dagli animatori dei villaggi turistici. Il fuoco che arde nel cuore di un animatore è l’amore per Lui! E’ questo fuoco che accompagna l’animatore in ogni momento del suo servizio!

U = UMILTA’ (Gv 13, 1-5)

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.

Non dobbiamo avere paura di perdere del tempo con e per i ragazzi, giocando, parlando … con loro rendendosi disponibili alle loro “ragionate” esigenze. Il miglior insegnamento ad uno stile di servizio è sempre l’esempio! Dopo tutto Gesù ha fatto così!

Non crediamoci già arrivati! Forse è più quello che impariamo dai ragazzi di quello che possiamo offrire… Dobbiamo inoltre sapere accogliere volentieri quello che i più esperti ci dicono sia in positivo che in negativo. Siamo qui per imparare. Non stiamo dimostrando la nostra bravura ma dobbiamo servire in modo gratuito e generoso i ragazzi e la comunità. Al centro non siamo noi ma gli altri.

C = CHIESA (1 Cor. 12,20)

Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo.

“Poiché riceviamo il medesimo Signore ed Egli ci accoglie e ci attira dentro di sé, siamo una cosa sola anche tra di noi” [Papa Benedetto XVI, GMG 2005]

Il sole scalda e da vita perché è composto da tanti raggi. L’armonia di un oratorio è data dal lavoro di squadra, dalla comunione di tutti gli animatori. L’animatore non deve mai agire in maniera individuale ma deve sempre aver presente che fa parte di un gruppo.

L’unità tra animatori è importante in ogni situazione, per essere di esempio ai ragazzi e dimostrare la bellezza e il valore dell’unità. Non è facile. Ma bisogna impegnarsi!

A = AMORE (Lc 10,27)

Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».

Siamo discepoli di Gesù, e non ci resta che imparare da Lui = ogni persona è un fratello/sorella da incontrare, rispettare, accogliere e valorizzare nella sua diversità e originalità, da aiutare a migliorarsi e a realizzarsi secondo le proprie capacità; da accettare come compagno di cammino per un pezzettino di strada insieme, dove ognuno è chiamato a dare il meglio di sé per la felicità dell’altro!

La gioia che abbiamo dentro deve espandersi a macchia d’olio, contagiando tutti coloro che incontriamo! “Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”: come diceva l’invito di Domenico Savio e, come diceva Giovanni Paolo II, “metti fuoco in tutto il mondo”!

Amare vuol dire anche donare gratuitamente senza “ma” e senza “se” ovvero arrivare a rinunciare a se stessi per gli altri, proprio come ha fatto Gesù.

T = TESTIMONIANZA (Gc. 2,26)

Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

E’ assurdo parlare ad un uomo della strada verso Dio, se non la si conosce per esperienza personale, o almeno non la si cerca.

Pensare che si possa guidare i fratelli più piccoli senza aver fatto i conti con alcuni aspetti della nostra condotta è ingannevole per i ragazzi ed illusorio per noi.

O = ORARE (Lc 6, 12-16)

In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

  • UN GIOVANE CHE PREGA

Un viaggiatore che deve intraprendere un lungo cammino deve avere la borraccia piena d’acqua: così tu ti devi continuamente dissetare alla sorgente d’acqua viva. Prega sempre, instancabilmente, ogni istante, riconoscendo nell’altro il volto di Cristo; ogni tuo atto sia, così, una preghiera.

  • IN CAMMINO CON GLI ALTRI

Il sole scalda e da vita perché è composto da tanti raggi. L’armonia di un grest è data dal lavoro di squadra, dalla comunione di tutti gli animatori. L’animatore non deve mai agire in maniera individuale ma deve sempre aver presente che fa parte di un gruppo.

  • UNO CHE SA ASCOLTARE

Stando con i ragazzi, devi essere sempre pronto ad ascoltare i loro problemi, senza mai banalizzarli. Sarai un giovane veramente disposto ad ascoltare gli altri solo se sarai capace di fermarti nel tran-tran della tua attività per metterti in ascolto della Parola che Dio ti vuole comunicare ogni giorno.

  • PREGA CON I RAGAZZI

L’animatore non perde occasione per pregare con i ragazzi, prepara i momenti di preghiera tenendo conto delle concrete esigenze spirituali del gruppo a cui si rivolge. Don Bosco quando parlava ai ragazzi vivacizzava le sue prediche con racconti, esempi, con un linguaggio diretto a colpire la fantasia talvolta arrivava perfino a delle “drammatizzazioni”.

R = RISCOPERTA (Sal. 100,2)

“Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.”

Se non c’è un senso il lavoro è inutile, perfino il piacere diventa noioso.

E = EUCARESTIA (Gv. 15, 9-17)

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

Da “efcharisto”= grazie à il servizio dell’educatore è un continuo ringraziamento a Dio Padre e a Gesù, per essersi donati a noi fino alla fine. Tutto parte da Dio e tutto torna a Dio.

Dunque  si può decidere di fare animazione per tanti motivi:

lo fa il mio amico, c’è il mio ragazzo, mi piace stare con i bambini, mi fa pena il mio prete e la suora (!), non è vero che essere cristiani è una barba, comincio a sentirmi utile nell’oratorio e ho voglia di essere protagonista, mi realizza…

Le cose più belle e più grandi della vita incominciano spesso per gioco, a caso, con le diverse motivazioni… Tutto questo non nasce a caso, e viene il momento di accorgersi di cosa voglia dire veramente “essere educatore”.

Al fondo di tutto deve starci l’intuizione di una scoperta e un’esperienza da comunicare agli altri: c’è qualcosa di più grande nella mia vita, che le dona senso freschezza e verità. Ho scoperto un germoglio di vita e non lo mollo, voglio anzi comunicarlo ad altri. E’ il baricentro: Dio, con il suo volto così umano, Gesù Cristo.

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