Il mio essere Animatore Parrocchiale


Il 2018 per me è stato un anno ricco di emozioni, di prime volte, di festeggiamenti, di nuove avventure, ma anche di addii.

Conclusi i miei studi universitari, mi sono trovato ad un bivio importante della mia vita: rientrare a casa e cercare lavoro in Friuli o restare a Milano e iniziare definitivamente una nuova vita. Non è stato semplice prendere una decisione, ma nella vita si deve seguire le proprie sensazioni che nel mio caso in questo momento mi hanno portato a scegliere di restare a Milano.

Non si può però sempre avere tutto e quindi questa scelta mi ha costretto a rinunciare a qualcosa di molto importante per me. Con l’inizio della mia carriera lavorativa a Milano dopo esattamente 10 anni ho dovuto dire addio al gruppo animatori del mio oratorio.

Il mio addio è coinciso con l’inizio di un nuovo anno di attività e quindi quale occasione migliore del primo incontro dell’anno per salutare i miei amici e compagni animatori. Arrivando in oratorio quella sera non ho potuto fare a meno di pensare e ripensare alle tante avventure passate in compagnia del mio gruppo animatori. L’essere stato animatore parrocchiale ha significato molto per me, è stata una parte importantissima della mia crescita personale e lasciare questo gruppo non è stato semplice.

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Nell’autunno 2008 quando feci il mio ingresso nel gruppo animatori ero un ragazzo molto timido, riservato e che difficilmente amava relazionarsi in pubblico, un po’ tutto il contrario di quello che in realtà dovrebbe essere un animatore. Quando in quarta elementare partecipai per la prima volta ad un campo scuola organizzato dal gruppo animatori della parrocchia di Fagagna tornai a casa e la prima cosa che dissi ai miei genitori fu: “quando avrò l’età giusta anche io farò l’animatore”, ero stato rapito dalle emozioni che mi fecero vivere in quell’esperienza. Le sfide mi sono sempre piaciute e mettermi in gioco è qualcosa a cui non ho mai voluto rinunciare e quindi, anche se la timidezza all’inizio mi frenava non poco, quando iniziate le scuole superiori ricevetti una lettera che mi invitava a far parte del gruppo animatori, decisi di mettere da parte tutte le mie paure per inseguire quel sogno di diventare animatore che dopo quel primo campo scuola era continuato a crescere dentro di me.

Il gruppo animatori in quell’anno stava attraversando un periodo di cambio generazionale e quelli che erano stati i miei animatori durante i Campi Scuola e il Grest (letteralmente i miei modelli) stavano pian piano lasciando il gruppo, era giunto per loro il momento di prendere una nuova strada. Iniziarono le prime feste in oratorio e la prima caccia al tesoro del Giovedì Santo con cui iniziai a cimentarmi con le basi dell’animazione. Da lì a poco però arrivò l’estate, il periodo più importante per un animatore dell’oratorio. Dopo due anni senza campi scuola la parrocchia decise di riproporre i campeggi estivi mettendo a disposizione della comunità una nuova casa a Collina di Forni Avoltri. Come detto quell’anno il gruppo animatori stava vivendo un periodo di cambio generazionale e gli unici animatori disponibili per il campo scuola furono quei giovanotti che come me erano da poco diventati animatori e che non avevano alcuna esperienza di animazione ai campi scuola. Lanciato subito sul campo insieme ai miei compagni iniziai il mio primo campo scuola da animatore e, trovandomi di fronte venti bambini festanti e con tanta voglia di divertirsi, ogni timore e freno caratteriale scomparirono all’istante. Capii fin da subito che per fare l’animatore parrocchiale erano sufficienti due semplici cose: essere sempre sé stessi e dare in ogni occasione il buon esempio.

Terminata la mia prima vera prova da animatore tornai a casa con un bagaglio ricco di emozioni ma anche di insegnamenti, tornai a casa diverso. Quella paura di parlare in pubblico, la mia timidezza e riservatezza non erano più un freno per me. Avevo vissuto sulla mia pelle un’esperienza talmente forte che non ho mai scordato nei miei 10 anni da animatore. Ormai era fatta, avevo scoperto definitivamente quanto fosse bello fare l’animatore tanto da non poterci più rinunciare.

L’anno successivo anche gli ultimi vecchi animatori lasciarono definitivamente l’oratorio dando il via ad un grande turnover. Il gruppo quell’anno iniziò a popolarsi di una folta schiera di nuove leve. Si stava formando una nuova compagnia composta per la maggior parte da miei coetanei che diventò presto lo zoccolo duro dell’oratorio. Questo insieme di ragazzi e ragazze diventò anche il mio gruppo di amici con cui trascorrere il tempo libero, le vacanze e le serate estive. Ne abbiamo passate talmente tante insieme che non basterebbe un giorno per raccontarle tutte.

Forti del nuovo gruppo di animatori gli anni successivi decidemmo quindi di riproporre anche il Grest in oratorio insieme ai campi scuola e, se l’esperienza del primo campo scuola mi aveva cambiato, il primo Grest mi aiutò definitivamente a scoprire tante mie qualità che neanche io conoscevo. Ormai in oratorio mi sentivo come a casa e in compagnia dei bambini in un mondo fantastico.

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Gli anni delle superiori passarono in fretta e diventato maggiorenne il passo successivo fu il mio ingresso nel gruppo degli animatori più grandi, i coordinatori o così detti “responsabili”. Qui ebbe inizio una nuova fase molto importante della mia esperienza in oratorio grazie alla quale ho continuato la mia crescita personale.

Se da semplice animatore le uniche preoccupazioni erano quelle di educare e far divertire i bambini diventando uno dei coordinatori del gruppo il ruolo e le responsabilità presto cambiarono. La mia prima vera prova da “responsabile” la ebbi al Grest dell’anno della quinta superiore, estate 2013, in cui, terminati gli esami di maturità, mi fu affidato il compito di coordinare la squadra di animatori che avrebbe lavorato quell’estate in oratorio.

Questa esperienza così come le successive da coordinatore dei Campi Scuola mi hanno insegnato e donato molte cose che poi ho scoperto essere fondamentali anche nel mondo del lavoro: ho imparato ad organizzare delle attività, ho capito come sia difficile far lavorare insieme persone con caratteri e personalità diverse, ho imparato a relazionarmi con i genitori dei bambini, ho provato cosa significhi dover risolvere dei problemi e degli imprevisti, ho imparato a prendere delle decisioni anche difficili.

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L’estate 2013 però non fu importante solo per il mio primo Grest da “responsabile”. Terminate le vacanze infatti mi trasferii a Milano per iniziare i miei studi universitari al Politecnico. Da quella estate la distanza non mi permise più di partecipare fisicamente agli incontri settimanali del gruppo ma grazie alle tecnologie d’oggi tra Skype, Whatsapp, email, e servizi cloud anche da Milano comunque ebbi la possibilità di seguire e collaborare alle attività del gruppo.

Da quell’anno ogni qualvolta che arrivavano le vacanze non facevo neanche in tempo a rientrare a casa da Milano per appoggiare le valige che subito correvo in oratorio con i miei amici e compagni animatori, il Grest e i Campi Scuola mi stavano attendendo.

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Ora però dopo questo lungo percorso rivissuto in quei 5 minuti di viaggio in macchina che separano casa mia dall’oratorio siamo giunti al presente, al 2018, il mio ultimo anno di università e il mio ultimo anno da animatore. Siamo arrivati al primo venerdì di ottobre, tre giorni dopo la mia laurea e primo incontro dell’anno del gruppo animatori. L’emozione è forte come il primo giorno di 10 anni fa ma dentro di me sono po’ triste, sto realizzando che quello sarà il mio ultimo incontro da animatore.

Il gruppo è cambiato molto da quella prima volta, dei miei vecchi compagni non c’è più quasi nessuno e quelli che fino a pochi anni fa erano i miei bambini ora sono cresciuti e siedono al mio fianco come animatori. Una cosa però è rimasta sempre la stessa: l’importanza di far parte di un gruppo. Un gruppo di giovani con un unico scopo comune: donare se stessi agli altri.

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Siamo arrivati al momento dei saluti, non voglio fare grandi discorsi, l’emozione è troppa, il piantino è dietro l’angolo, meglio lasciare i miei amici con una breve ma intensa testimonianza del mio essere stato animatore parrocchiale:

“Sarò sempre grato dell’esperienza fatta nel gruppo animatori e la porterò sempre con me nel cuore come porterò sempre con me tutti voi. Questo è un cammino che auguro di percorrere a tutti i giovani. I 10 anni in oratorio mi hanno dato tanto, mi hanno aiutato a diventare la persona che sono ora, mi hanno fatto diventare grande. Giunta quindi l’ora di lasciare non posso che dire GRAZIE”.

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Massimiliano

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